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Centrale Taccani

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La centrale idroelettrica di Trezzo, voluta da Cristoforo Benigno Crespi, proprietario della fabbrica tessile di Crespi d’Adda, doveva inserirsi nell’ambiente originario senza creare stridenti contrasti. Così l’architetto Gaetano Moretti, incaricato della parte architettonica, e l’ingegner Adolfo Covi, che curò la parte tecnica, realizzarono un edificio davvero unico nel suo genere, che univa alle innovazioni tecnologiche un linguaggio decorativo raffinato, ricco di richiami all’architettura eclettica e liberty.

Proprio questa ricerca della “forma bella”, evidente nei decori di gusto orientaleggiante come nei lampioncini in ferro battuto, conferma la centrale Taccani come uno degli episodi più alti del tentativo di mediazione tra ingegneria e architettura, arte e tecnica. Costruita in cemento conglomerato – materiale ancora poco utilizzato in Italia agli inizi del XX secolo – ma interamente rivestita in pietra di ceppo estratta dal fiume. Il suo coronamento frastagliato ripropone infatti le merlature del soprastante castello, mentre aperture e rientranze che movimentano la monumentale facciata ricordano le naturali sporgenze della roccia.

La pianta dell’edificio, con due ali asimmetriche e un corpo centrale sporgente, corrisponde perfettamente alla destinazione degli spazi presenti all’interno: alla sala dei comandi, posta al centro, si affiancano infatti una lunga ala delle turbine a sinistra e l’ala per le macchine a vapore a destra.