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Pieve di Sant’Eusebio

La basilica romanica di Sant’Eusebio si dice sia sorta sui ruderi di un tempio dedicato a Minerva che franò nel X secolo. All’interno si trova la cappella gentilizia delle famiglia Litta – Visconti – Arese, con sculture canoveggianti, tele dell’Appiani e del Canevari ed affreschi del Sottocornola e del Gambini. Si racconta che fino al XV secolo sulla facciata della Chiesa si potessero leggere due lapidi romane evocanti la battaglia “ad ticinum“ di Publio Cornelio del 218. Le altre due torri e il campanile della basilica furono distrutte nel 1213 e quest’ultimo fu rifatto nel 1512. La Chiesa si presenta come un collage di stili architettonici. La parte originale è in stile romanico con pianta asimmetrica e navata laterale di ampiezza diversa.

Analisi del manufatto hanno permesso di portare in luce la forma originale dei pilastri con semicolonne addossate, di fattezza tipicamente romanica, così come l’abside di forma poligonale con contrafforti esterni, la copertura a spicchi e gli archetti binati interrati in corrispondenza della prima campata. Nel 1500, in seguito alla diffusione della peste, la Chiesa, divenuta un lazzaretto, fu disinfettata tinteggiando e ricoprendo tutti gli affreschi della parte originale. Nel corso degli anni la Chiesa era stata praticamente abbandonata e conseguentemente chiusa al pubblico. Francesco Marinone, ex sindaco della Città di Gambolò e grande appassionato di storia, volle fortemente il recupero della struttura vista la grande importanza a livello locale, e così verso la fine dell’anno 2007 sono stati ultimati i restauri della Chiesa che è stata restituita al suo antico splendore.

Gambolò