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Restauro Conca dell’Incoronata

La Conca dell’Incoronata, il cui nome deriva dall’adiacente omonima parrocchia, è sita in fondo a Via San Marco all’interno dei bastioni dopo il così detto “Tombun de San Marc”.

Successivamente fu detta, insieme al ponte retrostante, anche “Conca delle Gabelle” perché in quel punto d’ingresso in Milano si esigeva il pagamento delle gabelle, cioè delle tasse indirette sugli scambi e consumi di merci e il trasporto delle persone.

Fu inaugurata nel 1496, penultima delle conche sulla Martesana prima della sua congiunzione con la Cerchia Interna.

In quel periodo, Leonardo a più riprese lavorò sul meccanismo delle porte delle chiuse per facilitare l’immissione e l’emissione dell’acqua delle conche, come risulta da disegni e appunti contenuti nel Codice Atlantico (Biblioteca Ambrosiana), ed è opinione consolidata degli studiosi che siano state realizzate le ‘Porte Vinciane’ per la prima volta sulla Conca dell’Incoronata e su quella di San Marco. Da allora e ancor oggi, le Porte Vinciane sono in uso su tutti i canali del mondo.

Dopo la costruzione del Naviglio Martesana, il primo disegno che attesta la connessione delle Martesana alla Cerchia dei Navigli è la pianta veduta di Milano (codice Atlantico f 73 v-a) disegnato da Leonardo da Vinci nel suo primo soggiorno a Milano (1482-1500).

La Conca dell’Incoronata è riconosciuta come opera monumentale con vincolo n. 553 del 17 Luglio 1967 in quanto unico resto del Naviglio Martesana nel tratto urbano, caratterizzato dalla sopravvivenza dell’ultimo ponte antico sul Naviglio, dell’ultima chiusa e dalla garitta, resti di originali attrezzature addette alla navigazione.

Nel 1996 il Comune di Milano restaurò la Conca, ma nei quindici anni seguenti sono mancati interventi di manutenzione continuativi nè si è riusciti a valorizzare adeguatamente il sito.

A partire dal 2011, la Conca dell’Incoronata è stata sottoposta ad un complesso intervento di restauro, del quale dopo un primo intervento del settore LLPP del Comune di Milano (autunno 2012), Navigli Lombardi si è accollata l’onere del restauro delle Porte Vinciane, completato nel maggio 2015.

Nella prima fase (settembre 2012) il Comune aveva dato avvio ai lavori di restauro e messa a norma dei parapetti e del ponticello presso la Conca dell’Incoronata e alla ripulitura (nel successivo ottobre) del sedime della Conca dalla vegetazione per eliminare le erbe infestanti da parte di ERSAF.

Il progetto complessivo, concordato in ogni suo aspetto, con la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano, ha visto coinvolti anche i residenti di via San Marco 50 (di fronte alla Conca), che si sono impegnati a manutenere il sito.

Tramite Navigli Lombardi si è ottenuta una sponsorship, quella di CORES4N e il Centro Studi di Ricerca sul Legno (CeSRL), che ha provveduto al restauro delle porte vinciane della Chiusa.

Nella seconda fase, il giorno 11 ottobre 2014, il Comune di Milano, tramite Navigli Lombardi ha dato avvio alla rimozione delle porte vinciane da parte della società CORES4N; le porte sono state portate a Nova Milanese presso i laboratori del CeSRL e poi a Cantù presso l’ex chiesa di Sant’Ambrogio, dove sotto la supervisione del restauratore di beni culturali dott. Salvatore Napoli (CORES4N), hanno avviato l’analisi del manufatto (ricerca storica, rilievo fotografico, tecnologico, diagnostica), al progetto di conservazione e alla successiva fase di pulitura, disinfestazione e consolidamento e restauro conservativo del manufatto.

Una volta terminata la fase di restauro, il 23 maggio 2015 le porte sono state riposte in sito, considerando questo intervento come un recupero un recupero con prospettiva. Ci si impegna quindi a lavorare alla valorizzazione della Conca programmando attività ed eventi specifici al fine di evitare un degrado progressivo del luogo nell’ambito della valorizzazione della Conca dell´Incoronata stessa nell´ambito dei Percorsi Leonardeschi.

L’intervento non pregiudicherebbe, anzi forse agevolerebbe, iniziative future di estensione del patrocinio UNESCO ad altri Siti Leonardeschi, e potrebbe rivelarsi uno strumento utile per valorizzare un luogo di grande valore culturale.